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A pranzo da Mike Bongiorno tra aneddoti, grappa e prosciutto – Corriere.it

fuori Aldo Grasso

La vergognosa leggenda dei regali e dei tornelli dei concorrenti

Ci sono stato nell’ottobre 2004 Stresa per una conferenza su tv. Tra i relatori c’erano anche Mike Bongiorno. una di quelle volte in cui le parole cadono nel vuoto, anche quando dici cose che non sono ovvie, perché il pubblico è lì solo per ascoltare Mike. Sa come intrattenere il pubblico, come ottenere applausi, come non annoiarsi. E così è stato. Alla fine dell’incontro, Mike si avvicina a me e Carlo Freccero (non ancora turbato da rabbia astratta) e ci invita gentilmente a pranzo: ho una casa qui vicino ad Arona, in un luogo chiamato Dagnente.

Salgo in macchina, convinto che Mike voglia essere umileche ci ospita in una casa dal nulla con tutti i soldi che ha guadagnato! Ho frainteso, c’è una frazione di Arona chiamata Dagnente dove sorge Villa Zuccoli, una villa che appartiene alla moglie Daniela: la casa di famiglia, dice con orgoglio. Mike mi prende per la spalla, rallenta il ripido gradino che porta a casa e mi sussurra all’orecchio, ma l’ho aggiustato.

Quanta gente ha sofferto la fame (Era stato in carcere a San Vittore e fu catturato staffetta partigiana) Mike portava con sé un’indecifrabile paura notturna, la paura di cadere nella povertà, di dover rinunciare a una vita più che comoda. E dire che Michael Nicholas era Salvatore Bongiorno (senza la u, come ha voluto sottolineare). Nato a New York nel 1924. Aveva mosso i primi passi in un appartamento di un lussuoso palazzo sulla Fifth Avenue. Suo padre Filippo era un famoso avvocato dell’epoca, il numero uno italiano laureato alla prestigiosa Università di Princeton. Dopo il divorzio dei genitori (sua madre, Enrica Carello, apparteneva alla borghesia torinese, suo padre faceva luci per auto), Mike si era trasferito lì Torino, prima in via Marenco e poi in Corso Marconi, poi detto Corso Valentino. Era iscritto all’Istituto Rosmini e aveva frequentato il liceo classico (non era quell’eroe della mediocrità che alcuni saggistica amano dipingere).

Torniamo a Dagnente, ora di pranzo, sono quasi le due. Al custode della villa, Mike ordina prosciutto, salame, formaggio, vino e non riesco a ricordare quali altre prelibatezze portare. Facciamo uno spuntino, parliamo, degustiamo i vini: Mike è un perfetto padrone di casa. Ad un certo punto intravedo alcune etichette Rovagnati che sono state lasciate sul tavolo. Una rapida occhiata a Freccero e oso: Ma Mike, questi sono i prodotti che stai sponsorizzando!. La faccia di Mike si illumina: Sicuramente non vuoi che promuova un prodotto senza prima averlo provato? Non ho mai sponsorizzato un prodotto senza prima averlo provato, condizione che faccio. Intanto il ghiaccio rotto: E poi hai provato anche la grappa, i materassini, gli yogurt, i caffè, le conserve. Qualunque cosa, Mike risponde con il giusto tono di vera testimonianza. Mi fermo qui perché la prossima domanda mi è già rimasta in gola quattro ri. Era questo: ci faresti vedere la dispensa di Villa Zuccoli?

Mike di certo non aveva bisogno di sponsor bandito dalla sua tavola, ma quel lato fanciullesco rimane uno degli aspetti più strani e genuini del suo carattere, e forse uno dei meno conosciuti. Mentre guidava la ruota della fortuna canale 5, c’erano allenatori da tutta Italia che accorrevano agli studi in massa di spettatori entusiasti, soprattutto spettatori. E c’è stato un rituale che ha divertito molto il conduttore. Durante il programma, Mike ha evidenziato le origini dei vari gruppi e poi ha aggiunto una frase del tipo “Quali specialità mi hai portato dal tuo paese?”. Ogni volta una signora si alzava e gli offriva una torta, una specialità locale, un piatto preparato ad hoc, o un ex voto. Dov’è finita tutta la roba? La leggenda narra che ci fosse una sorta di distribuzione: parte in studio, parte nel bagagliaio dell’auto di Mike. Il compito è stato affidato al fedele autista.

Mike era aperto, non aveva mai secondi fini, riuscì comunque a meravigliarsi brevemente. Ha detto dei suoi colleghi più giovani: Raggiungono il successo senza aver completato l’apprendistato: conducono già una vita da nababbi, il rischio di sfinirti rapidamente. Nonostante gli si debba la prima trasmissione della televisione italiana (Arrivi e Partenze, 1954), nonostante sia stato il primo testimonial di giostra per L’Oréal (1957) nessuno gli ha mai dato nulla per quanto riguarda il lavoro (Dagnente?). Ha sempre messo dedizione e devozione in ogni programma, uno zelo che rasenta la follia. Sono stato a casa sua un paio di volte, niente di più. E ogni volta mi raccontava due episodi: Il primo parla di Silvio Berlusconiil secondo il Rai. Anni dopo, le stesse parole, le stesse pause, le stesse espressioni.

Capitolo Berlusconi. Un giorno un signore mi chiama che si presenta come Silvio Berlusconi. Era il 1977. Disse che voleva incontrarmi, ma non avevo la più pallida idea di chi fosse. Ho chiesto in giro e mi hanno detto che era un appaltatore che ha costruito Milano 2. All’inizio pensavo addirittura che volesse vendermi un appartamento. Tuttavia, ho accettato di vederlo e ci siamo incontrati in un ristorante. Dopo quindici minuti mi fu chiaro che quell’uomo era incredibilmente intelligente e avrebbe fatto una grande carriera. Alcuni riferimenti ai primi lavori a Milano 2 Poi, quasi di nascosto, il fatidico giorno: Quando Berlusconi mi ha detto che dovevo lavorare solo per lui, gli ho chiesto quale compenso mi avrebbe dato. Calcolate che alla Rai guadagnavo un po’ allora: due milioni a puntata con un massimo di 26 puntate all’anno, non di più perché dicevano che dovevano assumermi. Il che significava che sono stato costretto a smettere di fare serate, apparizioni in film, fotoromanzi… Insomma, ho chiesto a Berlusconi quanto mi offriva e lui ha fatto dei calcoli e poi ha detto: “Seicento milioni“. E io: “Da quanti anni?”. E lui: “Ma per un anno, uomo benedetto! Per un anno! Con quanto pagano gli sponsor seicento milioni è un numero normale!”. Non potevo credere al mio orecchie.

Capitolo Rai. Dopo vent’anni di lavoro per la Rai, dopo aver realizzato programmi importanti come “Partire o raddoppiare?”, “Serata Campanile”, “La fiera dei sogni”, “Rischiatutto”, “Sanremo”, regalami una medaglia di ringraziamento del tipo regalata agli anziani al lavoro in pensione… una medaglia! Poi, quando Berlusconi mi ha chiamato, hanno cominciato a prendermi d’assalto, offrendomi prima cento, poi centocinquanta, poi duecento milioni… e così via. Ero arrabbiato e indignato. “Ma allora fino ad oggi mi hai preso in giro. Quindi finora ne hai approfittato!” gridai all’ufficiale di turno, che continuava ad alzare la voce.

A differenza di alcuni suoi coetanei, Mike ha interpretato il lavoro con scrupolo e meticolosità, attento ai dettagli; Quando si tratta di televisione e narrazione, ha sempre scelto il punto di vista semplice. Per questo, fin dall’inizio della sua carriera – in parte per carattere, in parte per professionalità – ha prodotto gaffe, capricci, goffaggine, battute che gli hanno garantito una popolarità non meno forte dei giochi offerti. Anche se la famosa battuta era rivolta a un concorrente (Ahi, au Mrs. Longari, mi è caduta sul cazzo!), non è mai stata pronunciata. Attribuito a lui, tuttavia, più vero della verità è diventato una leggenda metropolitana.

Mike era un uomo felice con alcune ferite (l’ultimo, l’insoddisfazione da parte di Mediaset): Basti ricordare l’entusiasmo con cui ha partecipato ai programmi TV presentati ogni giorno, Fiorello, che gli diede non una seconda, ma eterna giovinezza. Un’ultima puntata: quando Mediaset ha allestito i tornelli per l’ingresso, ha ritenuto che la tessera magnetica fosse un peccato. Se questa impresa è stata così grande, parte del merito è stato suo. Da vecchio pensava che le porte si sarebbero dovute spalancare quando fosse passato.

4 settembre 2022 (modifica 4 settembre 2022 | 23:58)

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