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“Allegri non comunica o non viene ascoltato. E Agnelli dovrebbe avvertirlo”

Il giornalista Roberto Beccantini commenta sul suo sito i colleghi della Juventus a Firenze. Le sue parole: “La Juventus è un museo che espone dipinti originali (Di Maria, l’azione del gol di Milik) e inaugura nuovi padiglioni (Paredes), che però i portieri in campo e il dirigente in panchina spengono le luci troppo presto. Fiorentina , invece, è una studentessa che ha studiato perché ha un insegnante (italiano), e quindi – a parte tutto: assenze (apartitiche), oscillazioni ecc. – si avvicina alla Gioconda e sbircia nelle vetrine e prende appunti senza paura.


Ecco allora che dallo stomaco dei Franchi arriva il “solito” gioco. Segna sempre veloce, Madame, documentato dal terzo gol in dieci minuti. E questo è un merito. Ma poi si addormenta nei corridoi del suo piccolo Louvre, e questo è un punto negativo. Allegri non comunica (povero) o non viene ascoltato (peggio). E poi quei drammi, quelle urla, quei thriller: Agnelli avrebbe dovuto avvertirlo se non lo avesse riesumato dai gabbioni livornesi. Tranne i doveri.


Capita così che il destino si arrabbi e contrattacca da corner Pro-Goeba per compensare. Dai pugni di Terracciano al bisturi di Sottil al rasoio di Kouamé, una riserva. Di zona in zona: non il massimo (e nemmeno Massimiliano) per una tribù che difende “in profondità” e spinge solo quando lo dice il dottore (quale?).


All’esordio, Paredes si piazza ai margini del campo, impigliato e colto alla sprovvista dal traffico che dovrebbe almeno razionalizzare il divario di squadre e partire coraggioso. Ma no. Più che un regista, un poliziotto: non sono la stessa cosa. E al 42′ un suo braccio determina un rigore a cui il var non può sottrarsi. P2 (Perin più asta) soffoca la mira di Jovic e l’urlo di Fiesole.


Il secondo tempo è solo un’estensione del primo tempo. Inoltre, senza il prezioso cristallo Fideo è l’unico in grado di fornire finiture dignitose. Viola, con Dodo e Amrabat, Barak e Sottil, avanza e colpisce la vecchia. Il che, a sua volta, crea una catena che ricorda i “Pastoni” di Montecitorio, con Danilo a pezzi (ma alla fine il più duro) e pochi di seguito (Cuadrado e McKennie in fuga). Va bene Parigi. E Vlahovic in panchina anche per quello: ma ancora zero tiri (dopo il gol) e una morbidezza che sfiora il delusione su entrambi i lati del cambio. Bonucci ha segnato ancora (toh), si è unito Miretti, ha esordito Fagioli. Restano i problemi: del gioco, dell’anima e delle gambe. Quindi non esattamente punture di zanzara.


La Fiorentina meritava di vincere (e con il centravanti avrebbe potuto avere fino a gennaio). Perin non meritava di perdere. Ne è prova la grande parata contro Amrabat dopo il rigore. Poi uno per uno. E non chiedere più”.

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