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Bologna, insulti di Mihajlovic e non trascendere le regole della civiltà

Fischi allo stadio e attacchi in rete: Sinisa può piacere o meno come allenatore, ma l’uomo merita rispetto e applausi per il legame con la squadra

Se solo sapessero cosa ha passato… Poveri stronzi. “Sì, perché non c’è un sinonimo per questa parola, se sei uno stronzo non posso dire stupido, crea illusioni, devo dire stronzo…” (Cit, Gianfranco Funari). Adesso qui potremmo anche chiudere il nostro “Pensiamo di sì” su alcuni commenti dissenzienti apparsi sui social e nelle bacheche dei tifosi del Bologna, dove più di uno, insoddisfatto dei risultati, ha sfidato Mihajlovic a sfidare la sua malattia. Vai così in profondità che si vergognerebbe di lei, come ha scritto in un post Viktorija, la figlia di Sinisa. Abbiamo pietà di loro. Purtroppo, negli ultimi anni, abbiamo potuto osservare che i social network sono diventati spesso fonte di frustrazione per chi vive male e si permette di dire tutto dietro un nickname, perdendo ogni ritegno e forma di rispetto con tanti argomenti e protagonisti. Ma quando si parla di leucemia e morte per parlare di calcio, allora non è una partita persa, è umanità. E mi dispiace che un seguace bello, sano e appassionato possa essere contaminato da qualche mela marcia.

In alcuni casi si pone la domanda se sia opportuno rendere visibili certe persone (evitiamo l’altro termine più appropriato solo per rispetto del lettore) o se sia meglio scuotere la testa e andare dritti. Abbiamo scelto di parlarne perché sappiamo che il cervello non ricadrà più nelle teste vuote, ma non possiamo accettare tutto. Come ha detto Spalletti dopo aver ascoltato alcuni cretini insultare la madre per tutta la partita a Firenze. Le critiche a un tecnico ci sono. Anche qualcuno che è appena tornato da una brutta ricaduta di una delle peggiori malattie. Sinisa è il primo a voler essere trattato normalmente, senza pietismo e compassione, che odia. Vengono anche discusse le impostazioni tattiche, le prestazioni, il gioco, le modifiche. Anche se un allenatore che in questi anni si è sempre fatto salvare la squadra, ha lanciato giovani e fatto guadagnare molto alla società con le vendite, merita più fiducia e un po’ più di tempo visto quello che ha passato di nuovo.

Sinisa può piacere o meno come allenatore, ma l’uomo merita rispetto e applausi per il legame con la squadra che non si spezza mai, anche nei momenti più tragici. L’inizio della stagione non è stato positivo. E se le cose non migliorano, noi tutti, lui in primis, conosciamo le leggi del calcio. Ma ci sono anche regole di civiltà che ci permettono di definirci uomini prima ancora di essere fan. E questi non dovrebbero essere superati.

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