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Brendan Fraser è un uomo di 300 libbre nel film commovente di Darren Aronofsky. La recensione

Charlie (Brendan Fraser) è morbosamente obeso. Pesa quasi 300 libbre e ogni movimento gli costa uno sforzo sovrumano. La sua casa è disseminata di maniglie e corde per aiutarlo a mettersi a letto, lavarsi o semplicemente alzarsi. Usa un rollator per camminare ma trascorre la maggior parte della giornata sul divano.

Charlie è un insegnante di inglese che insegna tramite chat video da casa, fingendo che la fotocamera del suo computer non funzioni per nascondere il suo aspetto. Cerca di insegnare l’onestà su ogni caratteristica stilistica agli studenti che sono impegnati a scrivere materie e tesine. Le sue giornate sono scandite da pasti, programmi televisivi e visite di un’amica infermiera che tenta senza successo di convincerlo ad andare in ospedale.

Consapevole che i suoi giorni stanno finendo, Charlie cerca di ricostruire il suo rapporto con sua figlia elli (là Sadi Lavello fuori cose strane), un adolescente ribelle e ribelle che lo inonda di disprezzo e risentimento per aver abbandonato lei e sua madre per uno dei suoi studenti più di dieci anni fa.

Il cinema di Darren Aronofsky (Il cigno nero, Requiem per un sogno) si è sempre divisa in due: da una parte, i massimi sistemi, le fantasiose allegorie, uno sguardo fuori misura al servizio di colossali ambizioni (La fontana, Madre!), dall’altro le ballate provinciali, la poetica dei vinti e l’elegia della sconfitta. Il paradosso di questo è, proprio come in Il lottatoreè in questa seconda versione, chiusa in due sale, che il suo cinema trova una grandiosa vena epica, vena presente in film come Noè invece è del tutto assente.

E proprio come dentro Il lottatore, La balena racconta un uomo distrutto che va alla deriva e lotta con la vergogna di sé mentre cerca di riconnettersi con sua figlia. Brendan Fraser, che indossava oltre 300 libbre di protesi per il ruolo e la cui storia di vita riflette vagamente le condizioni del protagonista, interpreta la maggior parte del film al chiuso e fa un lavoro di eccezionale espressività. In Charlie convivono un corpo enorme e goffo e un’anima molto sensibilein relazione ai quali la colpa e il dolore del passato, la stessa rottura familiare, non hanno intaccato la fiducia negli altri e la convinzione che gli strumenti di guarigione siano nascosti nel pensiero e nella parola, la più grande possibilità di riconnettersi con il mondo.

Come un mostro nascosto in una grotta che quando mostri stani si rivela la più indifesa di tutte le creature, il protagonista di La balena – deforme, esausto, disarmato dal suo passato, aggrappato al suo presente – sta insieme problema estetico, narrativo e morale. In esso coesistono molti oneri della visione conservatrice: il peso, l’omosessualità, lo stigma del tradimento nella famiglia borghese. La ricomposizione di noi “disgusto” (“Ti disgusto?”Charlie chiede spesso ai suoi visitatori, che sembrano tutti intenti a “salvarlo”), di passare Accettazione della sua libertà di vivere, amare e morire, al di là di ogni struttura sociale, al di là di ogni norma condivisa, al di là delle apparenze.

Il piccolo miracolo del film, scritto in parte da Aronosfky e molto da Fraser (nonché autore del testo Samuel D. Jaeger) è fare di questo disgusto, di questo rifiuto, la materia di un fortissimo legame empatico che dissolve ogni riserva un’emozione profonda e persistente.

Foto: foto di protozoi

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