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Cara Energia, allerta prezzi nei supermercati e nei negozi: “Chiudiamo tutti così” – Corriere.it

Allarme prezzo energia in grossisti e negozi al dettaglio. Le bollette sono triplicate a luglio. Fatture da diverse centinaia di migliaia di euro per supermercati e centri commerciali. Un imbattibile fattore di costo per la conservazione degli alimenti della filiera refrigerata e del fresco, affermano i responsabili delle associazioni di categoria e della distribuzione moderna. Di conseguenza, i bilanci economici delle imprese di un settore in cui i profitti in rapporto alle vendite sono bassi di circa un punto e mezzo, mentre il costo della componente energetica è triplicato, arrivando al 5%, e ora il i rischi portano a interventi radicali sul costo del lavoro.

Queste sono aziende che non possono decidere di chiudere l’attività come prevede l’industria con alcuni impianti capaci di modulare la produzione, dato il carattere di servizio essenziale che ricopre la filiera alimentare. Un account che commenta tutti insieme rischia di essere trasmesso ai consumatori scaricandolo sui listini alimentari. Un potenziale divario di almeno 2-3 punti percentuali da qui ai prossimi mesi, anche se solo circa la metà dell’impatto dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi negli ultimi mesi è stata trasferita a valle dai distributori ai consumatori. , afferma Marco Pedroni, responsabile di Coop Italia.

Oggi per 15 minuti i marchi associati di FederdistribuzioneConfcommercio, compresi i negozi Coop e Conad Riducono leggermente i consumi attenuando la luce. Per simboleggiare la necessità di risparmiare energia, ma allo stesso tempo per sensibilizzare il governo all’energia costosa che mette a rischio di morte l’intera catena di vendita al dettaglio. Le associazioni chiedono al governo di aprire subito un tavolo. E rivelano che il 20 agosto hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio Mario Draghi per chiedere un aiuto immediato con una serie di misure da inserire nel prossimo decreto, in cammino verso l’eventuale copertura attesa dell’esecutivo esamina la dinamica delle entrate fiscali per il mese di agosto.

D’altra parte, l’aumento dei prezzi è accompagnato da un aumento delle vendite IVA, che ha un’aliquota del 22% per la maggior parte dei prodotti. Pertanto, ci aspettiamo entrate fiscali aggiuntive dettate dall’inflazione, che potrebbero teoricamente finanziare ciò che il mondo dei beni di consumo desidera ardentemente. Ciò significa aumentare il credito d’imposta sui costi energetici dal 15% al ​​50%, considerando questo settore ad alta intensità energetica (come finora non lo è stato) anche per i commercianti sotto i 16,5 kilowattora, cioè per i piccoli che rischiano un pesante drenare i flussi di cassa.

Tra le richieste c’è anche l’estensione rateale del pagamento delle bollette almeno fino a dicembre 2022 e l’aumento della copertura offerta dal Fondo di Garanzia PMI fino al 90% anche per i prestiti, vista la grave sottocapitalizzazione del settore e il rischio che le banche chiudano i rubinetti dei prestiti, perché non è in grado di valutare adeguatamente la capacità di rimborso dei commercianti alle prese con fatture costose.

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