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Cara energia, il quartiere del vetro e delle piastrelle verso la fermata dell’autobus: “Forni spenti e in attesa dell’intervento del governo. Da settembre i dipendenti saranno cashless”

La situazione per l’industria italiana si fa sempre più critica: i prezzi folli di gas Rischiano infatti di far uscire dal mercato molte aziende. Sono particolarmente sofferenti aziende ad alta intensità energeticacome i produttori di Bicchiere e ceramica. Ma anche l’industria Cibo. Settori che costituiscono una parte importante del tessuto produttivoEmilia Romagna. “La situazione è gravissima: da fine giugno i valori di gas e luce sono quasi triplicati. Nella prima metà del 2022 abbiamo speso per la bolletta energetica 47 milioni di euro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Se questa tendenza continua, saremo a altri 100 milioni di euro nella seconda metà dell’anno. Nel complesso è quasi 150 milioni di euro in più rispetto al 2021quando il conto è costato 40 milioni”, spiega a ilfattoquotidiano.it Vincenzo Di GiuseppantonioAmministratore delegato di Bormioli Roccoun leader nel campo della Bicchiere con sede a Fidenza, in provincia di Parma.

I dati riflettono la realtà di un settore alle prese con una crisi energetica che va avanti da mesi. Già nell’autunno 2021, infatti, i prezzi dell’energia hanno iniziato a salire, colpendo anche i contagiati materie prime e secondario. UN tavolozzache, ad esempio, costava in media 8 euro l’anno scorso ora ne costa 25. Gli aumenti di prezzo da parte delle aziende hanno già portato a delle indagini Esuberi. Gli ultimi dati Inps parlano chiaro: tra gennaio e luglio, Le sigarette sono cresciute del 45,65% rispetto allo stesso periodo del 2021, che interessa principalmente industria (+ 35,8%), costruzioni (+ 34,9%) e commercio (+ 103,6%). Un’accelerazione è stata vista a giugno quando le sigarette hanno guadagnato il 49,8% a maggio. E le prospettive per i lavoratori non sono certo positive. “Abbiamo già spento il forno a fine luglio e non ricominceremo fino a quando non ci saranno condizioni di prezzo normali”, continua Di Giuseppantonio. “In questo momento lo stiamo facendo rinunciare alle vacanze ai dipendenti, ma se continua così dovremo chiudere altri forni: assolutamente a settembre e ottobre ci sono ridimensionamenti“.

Il problema è che le aziende faticano ad assorbire i rialzi dei prezzi dell’energia: il mercato non può più assorbire ulteriori rialzi. “Dovremmo Aumentare i prezzi di circa il 70% per coprire i maggiori costi, ma nessuno lo accetterebbe”, continua l’ad di Bormioli. “Per non parlare che c’è un tema competitività sia in termini di imprese europee che non europee che gioiscono Prezzi dell’energia inferiori ai nostri. Alcuni paesi hanno introdotto importanti concessioni che noi non abbiamo. Ad esempio, abbiamo una fabbrica in Spagna che grazie Limite superiore per il prezzo del gasviene consegnato a prezzi molto inferiori ai nostri”. Non solo. Sono numerose le aziende che non sono in grado di rinnovare i contratti in scadenza: I fornitori non possono garantire gli elevati volumi richiesti dalle aziende ad alta intensità energetica. Secondo il manager di Bormioli, il governo deve fare di più per questo. “Gli interventi avviati finora così 25% di credito d’imposta, Sono stati in grado di aiutare fino alla fine di giugno, ma non di più. L’unica soluzione a questo punto sarebbe quella di introdurre a limite di prezzo di gas. Senza interventi sia a livello europeo che nazionale, avremo un autunno di intense tensioni sociali.

Una misura quella del price cap, che è guidato anche dal Presidente Confindustria CeramicaJohn Savorani: “Il prezzo va controllato”. Tuttavia, se la norma di marzo sul rilascio di gasche prevede di vendere le maggiori quantità di metano prodotte in Italia ad aziende energivore a prezzi vicini ai costi di produzione, sta andando nella giusta direzione, si rivolge anche all’industria del settore” emergenze“Per dire addio subito. “Affari in corso sanguinamento Per poter pagare le bollette finanziariamente”, sottolinea Savorani, “sei assolutamente necessario moratoria sui mutui, affinché le aziende possano respirare tranquillamente fino a Natale. Se non agiamo ora, il prossimo governo rischia di trovarne uno cimitero delle aziende”. Il credito d’imposta del 25% a favore delle imprese energivore non sembra più sufficiente visti i prezzi attuali. “Oggi abbiamo un’incursione energetica sulla piastrella che supera il prezzo di vendita in alcuni paesi“, continua l’imprenditore, “con questi prezzi la produzione si ferma. Quella conseguenze sociali saranno enormi. Le richieste di cassa integrazione sono già tante, e secondo me aumenteranno a dismisura questa settimana: tutto questo è inevitabile. La mozione è che il credito d’imposta venga rafforzato per portarli 50%: “E’ l’unico modo per avere un prezzo accettabile che permetta alle aziende di continuare a produrre.” Ma la situazione è così grave che molte aziende, schiacciate dall’esplosione dei prezzi dell’energia il mese scorso, dopo le vacanze di agosto non hanno ancora acceso i fornelli. “Stiamo rimandando di settimana in settimana e aspettiamo che il governo prenda una decisione”.

Un altro problema che affligge il settore riguarda le difficoltà Aggiornamento dei listini, che di solito vengono cambiati ogni tre mesi. La volatilità dei prezzi dell’energia, infatti, non consente la pianificazione. Nemmeno a breve termine. “È la cosa più grave che ci capita: come riusciamo a garantire ai nostri clienti un prezzo stabile a queste condizioni? Dobbiamo decidere cosa fare. A partire da come riusciamo a consegnare gli ordini che abbiamo nel nostro portafoglio, perché Abbiamo venduto perché pensavamo di avere benzina a 100 euro e non a 300 euro come adesso”, aggiunge Savorani. Inoltre, per il settore ceramico esportazioni circa l’85% della produzione rischia di provocare la crisi perdere le quote di mercato guadagnate negli ultimi decenni.

Ma anche l’industria alimentare non è risparmiata dagli aumenti. “Stimiamo un aumento della bolletta del gas di circa il 400-500% rispetto allo scorso anno, se parliamo del 1200-1300% rispetto al 2020”, ha spiegato nei giorni scorsi Francesco Mutti, amministratore delegato di Mutti spa, azienda conserviera della provincia di Parma. Intervistato daAdn Kronos, L’imprenditore ha parlato delle difficoltà di un settore che concentra la produzione sui mesi estivi: la campagna per la raccolta di pomodoriInfatti, inizia il 20 luglio e termina il 20 settembre. Proprio mentre i prezzi dell’energia stavano esplodendo. “La crisi ucraina e il boom del prezzo del gas sono insostenibili da una filiera autosufficiente al 100% La trasformazione si è concentrata sui due mesi chiave in termini di crescita dei costi”. Anche perché la campagna 2022 ha avviato un anno di incrementi, non solo energetici, nell’autunno del 2021. “Sarà un bagno di sangue”, aggiunge Mutti, “credo che molte aziende del settore sono a rischio, per non andare oltre.”. Certo, un’azienda come Mutti, il cui fatturato per quest’anno è stimato in 550 milioni di euro e che esporta il 50% della sua produzione, può resistere alla tempesta. Ma lo stesso non vale per molte altre attività più piccole e più vulnerabili, che invece rischiano la chiusura. Per questo l’imprenditore ritiene indispensabile per il settore “un intervento ad hoc”. Necessari interventi di emergenza per “compensare costi energetici insostenibili per un settore che ha un percorso industriale molto breve, 60 giorni, e che è stato duramente colpito da questi incrementi”.

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