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Cate Blanchett, diva in corsetto senza paura di fallire. Ora dirige l’orchestra – Corriere.it

fuori Enrico Caiano

L’attrice australiana a Venezia in concorso per il film ‘Tar’ sulla conduttrice Lydia Tar ha conquistato il mondo con la sua bravura e il suo stile unico. Tanto da diventare una delle donne ideali di Giorgio Armani

Solo due anni fa era dall’altra parte della barricata: Presidente della giuria della mostra Venezia 2020. Ma ora, dopo essere stata determinante nell’assegnazione del Leone d’Oro alla regista Chloe Zhao e al suo Nomadland, Cate Blanchett sta tracciando la strada della vittoria verso gli Oscar, lo è essere giudicata di nuovo come attrice. Non solo dagli scatti realizzati dai fotografi sul red carpet, ma anche come protagonista di uno dei primi film in concorso al Lido, l’American Tar, dove interpreta una conduttrice, Lydia Tar, che per prima lo ha inserito nel grande Orchestra tedesca, ma da Little tollerata dai colleghi in una professione che è ancora molto virile. Avvicinandosi al traguardo dei 100 lungometraggi, questa squisita 53enne australiana ha ricevuto sette nomination all’Oscar e ha già tenuto la statuetta tra le mani due volte. Grazie a due registi attivi ma lunghi nella storia del cinema, come Martin Scorsese e Woody Allen.

Tutto e il carattere di Jasmine French, instabile e scomoda nella sua realtà di donna della borghesia newyorkese, le deve l’Oscar alla migliore attrice ricevuto 9 anni fa proprio per Blue Jasmine; ma nel 2004 aveva già vinto l’Oscar come attrice non protagonista sul palcoscenico di Hollywood per il ruolo della grande collega del passato Katherine Hepburn nel film biografico del regista italo-americano sul magnate Howard Hughes, The Aviator. Sposato con il connazionale Andrew Upton da 35 anniLa drammaturga e sceneggiatrice, che ha tre anni più di lei e con cui ha tre figli di età compresa tra i 14 ei 20 anni, ha deciso di adottare anche una bambina che ora ha 7 anni.

È molto gelosa della sua privacy ed è stata vista raramente con i suoi ragazzi. Vivendo nel Sussex con suo marito e i suoi figli, ama la cultura inglese, a cominciare da Sherlock Holmes di Conan Doyle, di cui ha visto un thriller in TV sin da quando era bambina. Continuando con la storia della monarchia britannica, non è certo un caso che stesse già interpretando la regina Elisabetta I sulla trentina, ruolo che le è valso la prima delle sue nomination all’Oscar come migliore attrice. Scelta ripetuta con il sequel Elizabeth: The Golden Age dal 2007. D’altra parte, il ruolo del sovrano cinquecentesco calzava perfettamente a definirsi chi non esiste: «Uno di quegli strani animali a cui piace proprio portare il corsetto…».

Ironica, sicura di sé, con quell’elegante distacco dalle cose che spesso le fa pronunciare una delle sue storiche frasi: “Se sai che fallirai, fallirai gloriosamente”. Blanchett, invece, ha avuto un’infanzia complicata e l’adolescenza, Of Sudden Death disegnato dal padre quando lei aveva appena 10 anni: era un reclutatore texano che lasciò gli Stati Uniti per trasferirsi a Melbourne per amore della madre dell’attrice. lal quale lui in eccitata giovinezza in Australia all’età di 15 anni decise di radersi a zero per svolgere il lavoro di baby sitter in una famiglia, ovviamente spaventato dalla sua decisione improvvisa. E pensare che i suoi capelli sarebbero diventati uno dei tratti distintivi del suo stile e della sua eleganza. Scherza spesso: «Il colore dei miei capelli è uno dei grandi misteri del mondo. Penso di essere vagamente bionda, ma a dire il vero non so di che colore sono. ‘

1 settembre 2022 (modifica 1 settembre 2022 | 14:53)

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