close
close

Certares presenta il suo piano per il 2023. Il fondo statunitense è pronto all’acquisto in 10 giorni

L’obiettivo è concludere la trattativa per la privatizzazione di Ita Airways entro dieci giorni, ovvero il 15 settembre, con il Fondo Certares pronto ad assumere 1.500 dipendenti il ​​prossimo anno e gli aeromobili (da 63 a 100) e le rotte in aumento. In questo modo schivano i siluri delle parti, la reazione del consorzio sconfitto e quella di Berlino. Non è un segreto che dopo aver appreso della decisione del ministero dell’Economia, il tandem MSC-Lufthansa è tornato sotto pressione e si è concentrato sull’estensione. Così come chiedono di poter raccontare i loro fratelli d’Italia e una parte di Forza Italia. Ma questi sono più passaggi di scelta che reali progressi. Tanto che Palazzo Chigi insiste per andare dritto e accelerare le trattative con il consorzio guidato dal Fondo americano con Delta e Air France-KLM.

le fasi

Infine, la cordata che ha avviato il confronto esclusivo con il Mef è determinata a raggiungere l’obiettivo e farà di tutto per centrarlo dopo la rimonta dell’ultimo minuto. “Siamo fermamente convinti – secondo la sede milanese del colosso statunitense – della nostra visione per lo sviluppo dell’azienda, che speriamo di poter attuare una volta raggiunti gli accordi definitivi e vincolanti. Per questo lavoreremo con Mef, con Ita, con i nostri partner del consorzio Delta e AirFrance-KLM».
L’asso nella manica è il lavoro. Il fondo americano, infatti, segue il piano industriale elaborato dall’amministratore delegato Fabio Lazzerini e dal presidente Alfredo Altavilla – entrambi in attesa di conferma – che prevede una crescita costante. Non solo. Il piano sarà attuato: partendo dalla situazione attuale con 3.500 dipendenti e 63 aeromobili (700 piloti e 1.360 assistenti di volo) in arrivo il prossimo anno, con l’aumento delle rotte e degli aeromobili, a 5.000, con un balzo da lì 1.500 dipendenti; nell’anno successivo un ulteriore incremento di 500 unità. Numeri che i nuovi investitori vogliono correggere nuovamente al rialzo, visto che la rete si sta espandendo principalmente in direzione del Nord America (nuove destinazioni e incrementi di frequenza in direzione USA e Sud America, in particolare Boston, Baltimora, Washington e Toronto) . Ma anche i voli verso l’Africa e l’Asia devono essere aumentati.
I sindacati hanno fatto i conti: se davvero le cose andranno così tra Ita, Swissport e Atitech, che si sono occupate della gestione e della manutenzione, allora circa 7.000 dipendenti saranno finalmente al sicuro dagli oltre 10.000 della vecchia Alitalia. Bisogna però sciogliere il nodo dei circa 3.000 rimasti dalla cig, di cui 1.000 in età pensionabile. Almeno Fit-Cisl e gli altri sindacati sperano che l’afflusso di nuovi iscritti possa favorire una mossa.

Proprio per garantire posti di lavoro, il Tesoro rimarrà con una partecipazione del 49% nella compagnia aerea e con poteri ben definiti per le decisioni strategiche. Per rafforzare la sua influenza, sia Delta che Air-France KLM entreranno successivamente nella capitale, la prima rapidamente, la seconda dopo aver risolto una serie di questioni interne relative agli aiuti di Stato ricevuti da Parigi. La gestione operativa sarà ovviamente nelle mani dei partner industriali, che rifiuteranno anche il piano di sviluppo.
Infine, la trasformazione dei semplici soci commerciali da certi ad azionisti ha cambiato le sorti del contenzioso. Air France ha riservato il 9,9% del capitale della compagnia aerea italiana, Certares deterrà inizialmente almeno il 50% più una quota. Il delta sarà del 10% in prospettiva. Tuttavia, non è chiaro se Certares venderà un’azione o il tesoro stesso, o entrambi.
Dopo la trattativa, che, come detto, sarà particolarmente serrata, il ministero delle Finanze ha due strade davanti a sé. Potrebbe firmare un semplice protocollo d’intesa con Certares e i suoi alleati: l’atto simbolicamente importante non sarebbe però vincolante, cioè non obbligherebbe il futuro governo a vendere Ita, lasciandolo libero alla fine di diventare il nuovo inquilino di palazzo Chigi. L’altra via, quella più probabile, prevede la sottoscrizione di due contratti, il primo con la vendita vera e propria, l’altro con gli accordi tra i soci. Un pacchetto vincolante – con dentro il piano industriale – difficile da smantellare, se non a costo di sanzioni altissime.

L’opzionale

Sanzioni che il nuovo governo potrebbe ovviamente pagare se volesse riconsiderare. Un fallimento o una privatizzazione tardiva metterebbero a rischio migliaia di posti di lavoro poiché probabilmente Ita non supererebbe indenne l’inverno senza una nuova iniezione di capitale. Avviare una trattativa da zero avrebbe costi sociali enormi, con esiti quantomeno incerti, ma dato che si tratta di Ita, nata dalle ceneri di Alitalia, non si può mai dire mai. Il presidente del Consiglio Draghi mira a minare questo teorema. E probabilmente lo farà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

.

Leave a Comment