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che ricorda il Palermo dei tempi d’oro

Un’epoca in cui in città c’erano marchi come Miraglia, Spatafora, Ellepi e MrFantasy. Come è cambiata la città, dove oggi regnano artigianato e riciclo creativo

A Palermo, negli anni ’90 trionfa la lira. Molti li ricordano come gli anni d’oro. In effetti, quegli anni non furono altro che un riflesso dell’inizio del boom economico negli anni Sessanta.

E quella prosperità durò fino a poco prima dell’inizio dell’era 2000, che devasterebbe per sempre un’intera economia.

A Palermo c’è stato un ciclo pieno di liquidità, idee palermitane e marchi senza fine. Un’epoca lontana dal franchising e dalla globalizzazione, ma storie di famiglie, imperi e marchi palermitani che hanno segnato un’epoca.

C’erano gli altri, noi eravamo lì, nella calma assoluta, eravamo tutti, o quasi tutti, prima che le nostre future generazioni migrassero a Milano oa Londra.

C’era un’Italia fiorente del commercio e non un’italiana vittima di due grandi potenze mondiali. C’era Spataforala storia delle scarpe a Palermo, una grande famiglia radicata tra identità e imprenditorialità.

Una linea nobile e aziendale che affonda le sue radici dal 1796, con punti vendita in tutta la città, tra cui il “Goldene”, il negozio “Napoleone” prima in Piazzale Ungheria e poi in via Libertà.

C’era Miraglial’idea retrò degli anni ’60 della “maglieria” a Palermo nata dal mercante Alfredo Miraglia con un piccolo negozio in Via Maqueda, che divenne un noto imprenditore, capace di creare una rete di bei negozi da un punto della città dall’altro, con sede nella nascente zona industriale di Via Ugo La Malfa, con tanto di spaccio aziendale.

Non solo la “maglieria” per eccellenza, ma anche intimo e collant Triunph per donna per poi tornare all’abbigliamento bambino con la “M”.

Una città, sempre senza fabbriche, che si era sviluppata nel terziario, da Grande Migliore a Spatafora, da Ugony alla Patania. Blah blah, tilt e carino mostruoso. Miraglia, Mr. Fantasy, Ellepi e Diskery, Sigros e Città Mercato.

Gregorio; se Battaglia. I ragazzi sognavano a colori e nessun settore era in crisi. La novità del cellulare era arrivata dalla nostra parte, ma l’entusiasmo di fare sempre le cose in grande regnava sovrano, con le imprese di famiglia, di nonno in nipote, di generazione in generazione.

C’erano un semplice fax di carta e un modem in grado di trasmettere informazioni sensibili in modo confidenziale e accurato. L’assicurazione sui motorini costava circa novantamila dollari l’anno e una vita normale sembrava possibile.

Infine un esempio di famiglia palermitana è stata quella composta da 4 persone, con casa propria in Viale Strasburgo e un’altra sul mare a Mondello o Punta Raisi.

Due auto e due moto. C’erano menti intuitive, rivoluzionarie, non convenzionali come Michele Brucoli da Palermo, geniale e imprenditore di “Dolcemente Monstrous”.

Creare un brand intorno al tema della risata è stato un vero talento. Dalle tante risate, al sacco che si susciti, risate di ogni genere, alle serie di oggetti di “satira sessuale”, agli attestati clamorosi, e di questi “Certificato di grande stronzo” è stato il più venduto. .

E c’era grande migliore un luogo a Palermo dove i reparti si susseguono come una giostra: casalinghi, elettricità, musica, elettrodomestici, scuola, giochi, alberi di Natale, addobbi e mille idee, sempre nuove, sempre italiane, sempre palermitane.

Grande, gremita di Palermo, illuminata di luce calda, con corridoi che, quando si incrociavano, erano un continuo saluto. C’erano anche mobili verdi per i giardini e uno showroom per mobili etnici.

Un grande magazzino all’avanguardia nato dall’esperienza di una famiglia specializzata nella vendita di materiale elettrico sin dagli anni ’40, con piccoli negozi sparsi per la città, da Via Umberto Giordano a Via Generale Di Maria.

Il “Grande Migliore” ha trionfato in un bel tratto del viale della Regione Siciliana, una zona nuova, la zona che va da viale Michelangelo al ponte di via Belgio ed è nata nel 1985.

C’era più di tutto, c’era lavoro, lavoro, tutto per famiglie, professionisti, aziende. C’era un manager che camminava allegramente attraverso i dipartimenti e fece sostituire gli articoli esauriti. C’era uno staff esperto che spiegava come far funzionare i nuovi stereo, televisori, lettori CD, videoregistratori e tutto ciò che era nuovo.

C’era orgoglio e passione negli sguardi di chi con orgoglio, con un camice bianco e una targa ‘Big Best’, ha accolto gli acquirenti con un grande arrivo e la fortuna di vivere un buon lavoro. C’erano file di clienti che erano felici di aspettare anche per un conto normale. Chilometraggio file di palermitani che amano lo shopping.

Mentre partiti All’ingresso del magazzino c’era un impiegato che ha incartato tanti regali con carta da regalo natalizia rossa personalizzata in omaggio. L’azienda era letteralmente in ginocchio nel 2013 e più di 200 lavoratori sono rimasti a casa.

Il 28 febbraio 2002 la nostra amata lira ha lasciato il posto all’euro ea tutto ciò che ne è seguito. Ce n’è uno oggi Città vecchia con un risveglio.

Sono loro che lo popolano, gli ex collaboratori del passato che si sono reinventati in passione, attitudine, virtù. Sono scaduti in un presente assente. Il piccolo ha sollevato il morale. È il Palermo delle start up. là Palermo creativa.

Oggi, al posto delle calzature firmate e delle gioiellerie, c’è l’artigianato e il riciclo creativo dei palermitani. E anche se è una città diventata multietnica tra un negozio indiano, un marocchino e innumerevoli centri commerciali cinesi, c’è un laboratorio di arte locale al servizio del turismo.

Santa Rosalia è diventata l’icona delle lampade e dei gioielli di lusso, tutti rigorosamente realizzati a mano da loro, i restanti palermitani.

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