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Cosa significa staccare il prezzo del gas dal prezzo dell’energia elettrica?

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Tra i possibili interventi per cercare di ridurre l’impatto dell’aumento dei prezzi del gas sui privati ​​e sulle imprese, viene spesso citata una riforma del mercato energetico a livello europeo che “disaccoppia” i costi del gas e dell’elettricità. È una delle strategie che la Commissione europea sta valutando – ha detto lunedì la presidente Ursula von der Leyen, senza fornire ulteriori dettagli sul piano di attuazione – e sembra essere la più facile da applicare al momento.

Attualmente il prezzo del gas naturale incide sul prezzo dell’energia elettrica, poiché il gas viene utilizzato in abbondanza come fonte di energia, ma in realtà determina anche il prezzo dell’energia elettrica da altre fonti, comprese le fonti rinnovabili: il motivo dipende da come funziona in Europa mercato dell’energia.

Per capire il perché, bisogna prima sapere che esiste un “ordine di merito” tra le fonti energetiche: quelle che si producono con costi marginali inferiori vengono vendute principalmente sul mercato, ovvero quelle per le quali si è registrato un aumento della produzione meno impattante costi energetici. Poiché sono gratuite, l’elettricità generata da fonti rinnovabili come la luce solare e il vento, quando disponibile, viene sempre scelta per prima. Molto semplificato: per generare il doppio dell’energia dal gas, una centrale elettrica deve bruciare il doppio; la luce del sole, invece, non si paga.

Segue l’energia idroelettrica, poi nucleare, e infine l’energia prodotta dalla combustione di combustibili fossili: in ordine di costo marginale, dal più basso al più alto, carbone, gas e olio combustibile.

Il prezzo finale dell’energia venduta dai produttori ai distributori non dipende dalla fonte di approvvigionamento, ma è sempre lo stesso per tutti in una determinata area geografica, che coincide quasi sempre con i confini nazionali, ed è determinato dall’ultima elettricità di fabbrica – secondo la classifica – per coprire la domanda di energia. E nel sistema energetico europeo, pur variando da Paese a Paese, si tratta quasi sempre di un impianto a gas, perché è comunque fondamentale per soddisfare pienamente la domanda: in Italia oltre il 40 per cento dell’energia viene prodotta da questi impianti. Pertanto il prezzo finale dell’energia, che varia ogni mezz’ora, tenendo conto della fornitura totale e della finestra temporale, è quello dell’energia prodotta con il gas.

Questo sistema ha detto pagare come chiaroè stato introdotto con l’istituzione del mercato energetico europeo, comune e liberalizzato tra il 1998 e il 2000. Dovrebbe fornire maggiore trasparenza sui costi dell’energia poiché i produttori dovranno offrirli sul mercato il più possibile con un’offerta. vicino al costo di produzione è possibile aumentare le probabilità di vendita ed evitare speculazioni che avrebbero fatto aumentare il prezzo per i clienti finali: infatti, in un sistema in cui i produttori sono liberi di fissare il prezzo (Paga come offerta) potrebbe esserci una tendenza generale al rialzo.

In teoria, il sistema ha anche il vantaggio di favorire l’utilizzo di fonti rinnovabili che producono minori emissioni di gas serra, in quanto garantisce la vendita di tutta l’energia prodotta (la cui quantità non dipende dall’acquisto delle materie prime, ma solo dal presenza della materia prima, gratuita che sia o meno) e consente ai produttori che la estraggono di realizzare maggiori margini di guadagno. Questi maggiori margini di guadagno consentono tuttavia di compensare gli investimenti iniziali necessari per la realizzazione di impianti eolici o fotovoltaici, proporzionalmente superiori a quelli per impianti termoelettrici.

Tuttavia, i benefici del sistema per i consumatori di energia sono scomparsi con il progressivo aumento dei prezzi del gas nell’ultimo anno e soprattutto nelle ultime settimane. Il sistema esistente ha comportato un aumento significativo dei costi energetici, la maggior parte dei quali non giustificati dai costi di produzione. Il problema è stato ulteriormente aggravato dalla siccità di accompagnamento, che ha ridotto la produzione di energia idroelettrica, energia nucleare (i raccolti richiedono molta acqua per i sistemi di raffreddamento) ed energia dal carbone (di solito viene trasportato lungo i fiumi).

Pertanto, da tempo, diversi paesi europei, a cominciare da Spagna, Portogallo, Italia e Grecia, dove i prezzi dell’energia elettrica sono aumentati in modo più marcato, chiedono una riforma del mercato energetico per “disaccoppiare” il prezzo del gas dal prezzo di energia. in generale e vendere ciò che è fatto con materie prime rinnovabili a prezzi più equi. Lunedì il ministro dell’Energia ceco Jozef Síkela – siamo nel semestre di presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea nella Repubblica Ceca – ha confermato che nei prossimi giorni sarà preparata una bozza, che sarà presentata al 9 Riunione dei ministri dell’Energia.

In parole povere, disaccoppiamento (disaccoppiamento in inglese, per citare un termine a volte usato nei giornali italiani) possono essere raggiunti creando mercati energetici separati in base alla fonte utilizzata. Laddove in precedenza l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile era favorito da margini di profitto più elevati, in un nuovo sistema disaccoppiato potrebbe essere favorito dalla possibilità per i produttori di energia eolica e solare di offrire prezzi inferiori agli utenti finali: contratti che prevedono solo la fornitura del energia già diffusa da fonti rinnovabili Le energie diventerebbero notevolmente più convenienti.

La riforma potrebbe quindi creare, oltre alla prevenzione a breve termine di un prezzo del gas significativamente più elevato sul prezzo totale dell’energia elettrica prodotta, anche nuovi incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Tuttavia, non è certo se funzionerà: tutto dipenderà da come verrà effettivamente implementato il possibile nuovo mercato dell’energia.

– Leggi anche: Come viene determinato il prezzo del gas

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