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Costi energetici inaccettabili, la cartiera Pirinoli di Roccavione decide di fermare la produzione – Targatocn.it

Costi energetici alle stelle e domanda in calo. Un connubio disastroso che ha costretto giovedì 1 settembre la cartiera Pirinoli di Roccavione a interrompere la produzione.

Si tratta di un’azienda virtuosa fondata nel 1872 e salvata nel 2015 dagli stessi dipendenti che hanno creato una cooperativa. Impiega 91 persone, 130 se si contano le industrie collegate. Lavorano il cartone differenziato in multistrato e Yankee per scatole pieghevoli e cartoncino grigio/grigio per la lavorazione della carta, per anime e interfoglia. Un’azienda di qualità che ha reinvestito i profitti in innovazione e distribuito rinfreschi ai dipendenti. Questo è stato fino all’anno scorso, quando le condizioni competitive hanno prevalso.

Oggi aveva le bollette del gas un aumento dell’850% rispetto a un anno e mezzo fa quando erano 400.000 euro al mese. La bolletta di luglio, ad esempio, ha superato i 3,2 milioni di euro, nonostante i continui investimenti dell’azienda per ridurre i consumi. Uno dei più importanti del 2018 con l’acquisto di una centrale termoelettrica combinata da 7 milioni di euro che utilizza il metano e produce internamente tutta l’energia elettrica e termica richiesta dall’impianto. Qual è il migliore sul mercato.

Siamo disarmati. C’erano degli ordini e abbiamo lavorato bene, ma in queste condizioni non c’è altra soluzione che fermarsi”. Lo dici a malincuore Silvano Carletto e Ferdinando TavellaPresidente e Vice Presidente della Cooperativa: “Siamo un’azienda ad alta intensità energetica e i costi del gas ci mettono in svantaggio. Abbiamo cercato di arginare l’impennata energetica alzando i prezzi dei prodotti, ma questo ha inevitabilmente portato a un calo degli ordini. La cartiera è un’attività a ciclo continuo che non può aprire e chiudere a scatti. Se gli ordini non riprenderanno, dovremo ricorrere alla cassa integrazione.

Oltre al danno, l’insulto. L’accordo gas con Eni scade a fine settembre ed è la stessa società che ha detto ai vertici di Pirinoli di non poter fare offerte. Altri fornitori rischiano un’offerta, ma solo con richieste di consegna anticipata di almeno tre mesi: “Al prezzo attuale del gas, ciò potrebbe significare contare su 15 milioni di euro. Un percorso impraticabile per noi – continua il Presidente Carletto -. Attualmente saremo senza gas entro la fine di settembre. Il futuro è incerto”.

“Per non parlare dello squilibrio competitivo di cui soffriamo anche a livello europeo. Vendiamo in tutta Europa e Nord Africa e siamo costretti a trattare con concorrenti che possono trarre vantaggio dall’utilizzo di altre fonti di energia a prezzi significativamente più bassi come il carbone e l’energia nucleare”.Aggiunge Carletto.

Per questo i vertici di Pirinoli hanno incontrato questa mattina, lunedì 5 settembre, il vice PD Chiara Gribaudo, Preside del Collegio Plurinominale Piemonte 2, è sempre stato profondamente coinvolto nella storia di Pirinoli. Con lei anche il sindaco di Saluzzo e segretario provinciale del Partito Democratico di Cuneo Mauro CalderoniCandidato alla camera nel collegio uninominale Piemonte 2. Poi era presente il sindaco di Roccavione Germana Avena e Renzo Bruxelles di Legacoop Piemonte.

Si sente un forte grido d’allarme dal territorio – ha commentato il vice dem Chiara Gribaudo -. Serve un percorso comune sul fronte del lavoro e delle alte energie in questo momento di grande difficoltà. Il PD ha sempre sostenuto la linea del price cap. Occorre lavorare anche sul controllo dei prezzi dell’energia sui mercati europei, nonché su strumenti di sostegno come il fondo speciale. Inoltre, il credito d’imposta deve essere raddoppiato, soprattutto per le aziende energivore. Del resto non è possibile che un’azienda come Eni, che è statale, non abbia la volontà di fare offerte a un’azienda che ha sempre agito correttamente sul mercato e non si è mai indebitata. Eni ha fatto utili extra con il Gas, è un bene che ora inizino a restituire.

Pirinoli è una sana impresa cooperativa che ha reinvestito in innovazione e si è dedicata alle tematiche energetiche. Ora ha dovuto chiudere l’impianto per cause esterne. La mancanza di ordini è strettamente correlata a quella dell’alta energia. È obiettivo. Ecco perché oggi siamo qui e invitiamo i politici a prestare la massima attenzione all’economia. La carobollette rischia di mettere in ginocchio l’intero sistema”, chiude Renzo Bruxelles di Legacoop.

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