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Depressione, l’ipotesi del suicidio

Morte di Manuel Vallicellaex tronista di uomini e donneha suscitato un’ondata di commozione e alienazione in tutti coloro che lo conoscevano o lo avevano incontrato durante la sua esperienza televisiva, iniziata nel 2016. Secondo fonti vicine al Vallicella, il tatuatore si sarebbe tolto la vita al culmine di un suicidio lungo periodo di depressione, iniziata nel 2019 dopo la scomparsa della madre. Nonostante le cause della morte non siano state confermate dalla famiglia, chi ha conosciuto Manuel negli ultimi anni della sua vita conferma che il ragazzo era in una stato depresso, probabilmente esacerbato dall’isolamento e dall’incertezza del periodo di pandemia, dalla morte della madre, che aveva accudito e sostenuto durante una lunga malattia. Un amico della Vallicella, a fan pageha detto che il suo amico non si è mai ripreso da questa grande perdita, che Manuel era “il tipo di persona timida e introversa che teneva tutto per sé” con cui anche in queste premesse nessuno avrebbe associato la parola suicidio.

Ma Manuel non c’è più. E mentre non conosce la dinamica del suo dolore, è chiaro che l’evento traumatico della morte della madre, che è reso visibile agli spettatori nel video di presentazione Uomini e donne, quando fu eletto tronista, aveva definito “la sua regina, il suo punto debole” come lo spartiacque tra la leggerezza del prima e la pesantezza del dopo. Dell’Dolorecome individuare le ombre e le derive patologiche e soprattutto come essere un amico, una persona cara, un supporto esterno per aiutare qualcuno bloccato in esso senza la forza di chiedere aiuto, abbiamo chiacchierato dott Fabiana Di Segni, psicologa, psicoterapeuta e ipnoterapeuta.

Elabora la perdita

“La convivenza dell’uomo con la morte è da secoli oggetto di studio e elemento centrale dell’esistenza umana”, afferma lo psicoterapeuta, che ci ha anche aiutato a identificare le 5 fasi o fasi del lutto che si trovano tra l’evento traumatico e The Cure”.

«La prima è quella di rifiuto, in cui lo shock della perdita si trasforma in negazione di ciò che è accaduto, sapendo che quelli che sono scomparsi non torneranno mai più. La seconda fase, quella del Furia, È utile quando diventa veicolo per suscitare emozioni, comunicarle all’esterno, aprendo così le porte all’elaborazione, al distanziamento e al successivo processo negoziale. Se la rabbia non è evolutiva, rimane ferma e sprofonda nel dolore, rischia di diventare veicolo di azioni più distruttive, come il suicidio».

Queste prime due fasi, ci ha detto l’esperto, sono un modo per proteggersi dall’evento ma anche da se stessi che ci permette di passare alle ultime tre fasi del lutto, ovvero la fase del lutto Negoziare o oscillarein cui si oscilla tra la voglia di andare avanti e la tristezza al ricordo della perdita che depressioneil momento più delicato in cui il dolore è vivo e tangibile, e infine quello diassunzionein cui si comprende la perdita, si riprendono le relazioni e la quotidianità e si aprono al nuovo.

Il limbo del dolore

Gli esperti affermano che il processo di elaborazione di un lutto che si conclude in modo sano con la fase di accettazione dura circa un anno secondo la letteratura di riferimento, periodo in cui termina una sorta di ciclo (e in cui si confronta il prima con il dopo : superi gli ostacoli del primo Natale, del primo compleanno, del primo anniversario importante senza la persona che non c’è più) e puoi, o provare, ricominciare. secondo il dott Tuttavia, Di Segni ritiene importante considerare molti altri fattori che vanno dal genere al contesto sociale alla capacità di elaborare le emozioni e chiedere aiuto alla persona in lutto.

Isolamento e solitudine, i due mostri da combattere

“Solitudine e isolamento”, secondo il dottore, Sei premuroso i maggiori fattori di rischio per la persona in lutto e deve elaborare fasi che possano produrre stati depressivi e, nei casi più drammatici, la volontà di porre fine alla propria vita”.

Tuttavia, c’è una grande differenza tra essere soli ed essere soli. Nella persona che vive questi stati emotivi si crea solitamente una sensazione di separazione dagli altri e dal mondo circostante, con lo sgretolamento dei legami, delle relazioni, l’intensificarsi del sentimento di inadeguatezza. In questo contesto, i sintomi depressivi prevalgono fino al loro completo disaccoppiamento da se stessi. E quella, purtroppo, è una specie di solitudine spesso incomprensibile per gli altri».

Nel caso di Manuel Vallicella, aggiunge il dott. Di Segni aggiunge, va precisato che secondo i racconti di chi lo ha conosciuto, era molto legato alla madre, vittima di una lunga malattia. “E’ chiaro che tra i due c’era un legame fortissimo, che Manuel era il suo caregiver: quando muore un genitore che è stato aiutato durante una lunga malattia, lascia una sensazione di vuoto molto profonda e difficile da domare. È possibile che quando si perde questo ruolo di cura, si amplifichino sentimenti di solitudine e di inadeguatezza».

“Il processo di elaborazione prende quindi deviazioni patologiche quando il ricordo del defunto diventa un’ossessione, quando non si riesce a uscire da questa dinamica circolare, quando si è isolati e soli o sentendosi”.

come aiutare

Dal punto di vista di chi sta guardando un amico o un parente soffrire un lutto, c’è un modo concreto per dare una mano? Secondo il medico, “Quando sei in lutto, è difficile, ma non impossibile, chiedere aiuto agli altri. C’è sempre una finestra di chiarezza in cui capisci che non ti senti bene ed è molto utile in questo momento avere intorno persone che sanno dare incoraggiamento in modo positivo, amici, che sono sempre presenti e che parlano costantemente, supportano loro può dare a chi resta e sta affrontando una perdita dolorosa e inimmaginabile».

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