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Dividendi in aumento del 72%, stipendi in aumento del 3,7%. I sindacati: inaccettabile- Corriere.it

I dividendi pagati agli azionisti stanno salendo alle stelle mentre sono in gioco i salari, una situazione “inaccettabile” che alimenta la disuguaglianza. E’ la denuncia del segretario Uil Pierpaolo Bombardieri, che torna a chiedere di tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche. «Nel secondo trimestre del 2022 – sottolinea Bombardieri, citando uno studio del sindacato europeo Ces – l’incremento dei dividendi distribuiti in Europa è stato del 28,7%. Per contro, gli aumenti salariali a fine anno dovrebbero essere del 3,8%. Se si considera l’Italia la differenza è abissale: 72,2% contro il 3,7% del secondo trimestre».

inflazione

“Ciò significa che il tasso di crescita dei dividendi pagati in Italia è 20 volte superiore ai salari”, continua. Il segretario cita poi l’ultimo bollettino della Bce, che sottolinea come gli esorbitanti extraprofitti di aziende e multinazionali sono tra le principali cause dell’aumento dell’inflazione, che nel nostro Paese è quasi a doppia cifra. “L’aumento degli extraprofitti quindi fa aumentare anche i prezzi – spiega – e alimenta ulteriormente la disuguaglianza e la povertà, in un contesto in cui una quota crescente dei dividendi viene pagata e non reinvestita”.

Strumento di base

“Quando la Uil, in gloriosa solitudine, ha iniziato a chiedere la tassazione degli extraprofitti più di un anno fa – conclude – ci siamo offesi. Oggi è chiaro a tutti che questo è uno degli strumenti più importanti per arginare il deflusso economico e il danno sociale che stiamo subendo. Bisogna agire subito e con assoluta determinazione». Tuttavia, nonostante l’applicazione della tassa speciale sugli utili, permane il problema del mancato pagamento da parte delle società energetiche. In effetti, il governo si aspettava di riceverlo 10 miliardi di euro dal provvedimento, ma solo uno è confluito nelle casse dello Stato. Al E’ il decreto Aid bis, che ha già alzato l’aliquota al 25%, inasprito controlli e sanzioni e anticipato al 31 agosto il termine per l’adeguamento della sanzione ridotta alle imprese.

Perché le aziende non pagano

Alcune aziende hanno fatto ricorso anche all’Agenzia dell’Energia e al TAR, mentre altre si rifiutano di pagare perché sostengono che la tassa sarebbe incostituzionale. Tra questi Acea, Kuwait Petroleum (Q8), Ip (che però ha pagato la caparra), Esso ed Engycalor. Il caso Eni, invece, è particolare perché, dopo ulteriori accertamenti dell’Agenzia delle Entrate, la cifra da pagare è triplicata, passando da 550 milioni a 1,4 miliardi di euro. L’aumento sembra essere dovuto al fatto che sono state incluse anche alcune attività all’estero.

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