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Giuni Russo, come è morta e si è ammalata / “Tumore al cervello? È stata lucida fino alla fine…”

Era il 14 settembre 2004 quando la morte di Giuni Russo, in anagrafe Giusy Romeo. La cantante ricorda il suo grande successo”Un’estate al mare“, brano cult del 1982, è stato abbreviato dal Cancro. L’interprete siciliano che ha appena compiuto 53 anni era malata da molto tempo e partì a casa sua a Milano. Il mondo della musica conosceva da tempo la situazione della cantante, ma ha espresso un po’ di solidarietà in ritardo, forse anche perché era rimasta a lungo lontana dalla scena musicale, di cui è stata protagonista nel 1982. Ma è anche vero che Giuni Russo non se l’è cavata così bene con le regole del mercato e dell’industria musicale.

Giuni Russo ha scoperto la malattia nel 1999: le è stato diagnosticato un tumore al cervello che l’ha costretta a interrompere per un breve periodo la sua attività musicale per sottoporsi a cure. Ma è tornato a cantare, infatti è riuscito a tornare al Festival di Sanremo nel 2003, a 35 anni dalla sua ultima volta.

GIUNI RUSSO, TUMORE AL CERVELLO E FEDE

Giuni Russo Ha combattuto contro il cancro al cervello per cinque anni e sperava che la malattia diventasse cronica e le permettesse di vivere il più a lungo possibile, sapendo che non avrebbe potuto riprendersi. Ma purtroppo così non è stato: è morto tra il 13 e il 14 settembre nella sua casa di Milano, consolato anche da fede. In effetti, aveva abbracciato così tanto la fede carmelitana che si definiva una carmelitana dell’amore. “Ci ha accompagnato ai corsi spirituali e un giorno ha detto proprio: “Sono innamorata di Gesù”. Con un tale potere da escluderlo, era un bel concetto e basta. Fu questo amore che la rafforzò nella sua malattia e nell’affrontare la morte», Madre Emanuela della Madre di Dio, Priora del Convento delle Carmelitane Scalze di Milano, del Convento di Santa Teresa di Gesù Bambino ha detto al futuro nel 2015. TO

A proposito della malattia, poi del tumore al cervello, ha ricordato la telefonata a cui si trovava Giuni Russo ha condiviso la diagnosi, “aggiungendo che se il Signore le avesse concesso qualche anno in più, nel migliore dei casi li avrebbe spesi. Altrimenti la sua volontà sarà fatta. È stata molto chiara fino alla fine, anche nei momenti di tremendo dolore fisico. Ricordo anche quando a Bergamo disse al professore di non arrabbiarsi: poi fummo lasciati soli a meditare finché non accettò l’idea della morte“.

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