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I picchi del 300% e quelli che ne soffrono di più sono gelaterie, bar e ristoranti. Ecco tutti i numeri

Aumento dei costi energetici, superiore al 300 per cento per alcune categorie rispetto al 2021: questi i dati emersi da una sorta di “flash poll” condotto dall’Ascom di Pordenone tra i suoi dipendenti, che il direttore Luca Penna ha definito “davvero scoraggiante” .

L’AUMENTO

Le gelaterie, la categoria più colpita, hanno registrato un aumento del 318% con l’ultimo conto rispetto alla media dei conti del 2021. Ma ci sono anche il 228% in più di hotel e strutture ricettive e il 217% in più di ristoranti. E i supermercati che riescono a pagare più di 30.000 euro. Ascom, che in pochi giorni ha raccolto 213 risposte – e altre stanno arrivando – ha contato sulla richiesta di informazioni ai propri iscritti per farsi un’idea della situazione.
Il settore alimentare paga sicuramente di più, seppur con importanti differenze tra i tipi di attività, dal 134 per cento in più in bar, pub, birrerie e sale da ballo alle già citate 318 gelaterie, che mettono il conto medio a 1.408 euro all’anno dal 2021 ad oggi 5.884.
La crescita nel settore no-food è stata più contenuta, sebbene ci fossero il 217% in più di agenzie di viaggio e il 201% in più di farmacie. Al contrario, i costi energetici per ottici e fotografi sono aumentati “solo” del 35 per cento e per le attività di servizio del 51 per cento.
Ma i dati, presentati giovedì sera alla riunione dirigenziale convocata d’urgenza, possono essere ancora sottostimati se si pensa che alcune attività commerciali beneficiano ancora dei contratti a prezzo fisso, che finora hanno congelato gli aumenti. Tuttavia, tali contratti scadranno entro pochi mesi e l’impatto sarà probabilmente ancora più traumatico per gli operatori.
Un’altra questione riguarda poi il fatto che le imprese siano o meno dotate di contatori elettrici da 16,5 kW: informazione rilevante ai fini dei crediti d’imposta previsti dal decreto aiuti, ma che il 15 per cento degli operatori ha dimostrato di non ha: “Ciò che ci preoccupa – commenta Penna – è il fatto che c’è una componente nella nostra azienda che non ha ancora chiaro cosa sta succedendo: non legge la bolletta e non ha adottato misure per migliorare l’efficienza energetica. Non sottovalutare il problema – è l’appello – non dare per scontato che il conto sia un costo residuo come lo era fino al 2021″.

IL SAGITTARIO

È probabile che l’aumento dei costi dell’energia abbia presto un impatto importante sulla situazione occupazionale: se non si verifica un’inversione di tendenza, il 21% delle aziende ritiene necessarie misure come i licenziamenti e un ulteriore 39% non lo esclude. Per non parlare del 17 per cento che non ha dipendenti e rischia quindi misure ancora più drastiche: 15 aziende, infatti, prevedono di chiudere entro la fine dell’anno, e si tratta principalmente di piccole attività del settore alimentare.
L’ordine professionale chiede prima di tutto di valutare le possibilità: “Prima di adottare misure drastiche in materia di occupazione, vediamo se ci sono strumenti di flessibilità che possono essere utilizzati”.

AZIONI

Gli interventi possibili spaziano dall’installazione di pannelli fotovoltaici, alla riduzione dei consumi delle apparecchiature, all’utilizzo di una figura poco nota come quella dell’agente immobiliare.
Dal canto suo Confcommercio ha formalizzato l’attivazione di un contatore di energia, con servizi quali la verifica della bolletta, l’individuazione di soluzioni ottimali per limitare i consumi, il supporto anticrisi nei rapporti di lavoro e la trattativa con i fornitori di energia elettrica.

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