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Lactalis e l’allarme di Granarolo: il latte rischia oltre 2 euro al litro

Serve un intervento urgente del governo, altrimenti gli italiani rischiano di pagare più di 2 euro al litro di latte entro fine anno. L’allarme arriva da Granarolo e Lactalis, i due principali produttori del nostro Paese. Due concorrenti per dimensioni e fatturato che, eccezionalmente, hanno deciso di unire le voci per richiamare l’attenzione delle istituzioni su una vera emergenza, quella del prezzo di vendita di uno dei beni di prima necessità nel paniere di spesa nazionale.

Le aziende non sono più in grado di assorbire l’inflazione, affermano i due colossi, uno di proprietà della Francia e l’altro, Granarolo, di proprietà della cooperativa di coltivatori Granlatte. Entrambe le società affermano di aver accettato finora un aumento dei prezzi compreso tra il 25% e il 30%. Nonostante ciò, dalla primavera il prezzo del latte per i consumatori è salito fino a 1,80 euro al litro (dati Nielsen). Finora, gli aumenti hanno avuto un impatto significativo su quasi tutte le voci di costo della filiera del latte: dall’alimentazione animale, che ha richiesto un aumento di quasi il 50 per cento del prezzo del latte per gli agricoltori, agli imballaggi in carta e plastica.

Ma la preoccupazione maggiore oggi è l’aumento dei costi energetici: “Se non c’è inversione di tendenza, significa un’inflazione del 200% nel 2022 rispetto al 2021 e un rischio di oltre il 100% nel 2023 rispetto al 2022 – ha affermato il Presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari -. Si tratta di un’inflazione insostenibile, anche per una grande azienda, in quanto persiste a lungo e che, se scaricata così com’è sul mercato, inciderebbe notevolmente sui nostri consumatori, con inevitabili conseguenze sui consumi.

Lactalis riporta dati simili: “L’aumento dei costi energetici sta avendo un impatto devastante sulla nostra organizzazione – afferma Giovanni Pomella, amministratore delegato di Lactalis in Italia – si parla di +220% di spesa nel 2022 rispetto al 2021 e una stima di +90 % nell’anno 2023 rispetto al 2022. Le imprese sono finite, hanno già lavorato ben oltre le loro possibilità ed è giunto il momento della responsabilità pubblica. In questa drammatica situazione, noi imprenditori abbiamo messo da parte le rivalità di mercato e abbiamo unito il nostro appello al mondo politico per ribadire la necessità di un intervento responsabile a tutela dell’intera filiera e del consumatore.

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