close
close

Landini vuole tassare gli extraprofitti al 100% senza capire cosa siano

Olaf Palme, il leggendario leader socialdemocratico svedese (che ha sempre posto fine alle campagne elettorali nell’assemblea della Volvo) diceva che il capitalismo è come una pecora che ha bisogno di un’attenta cura per poterla tosare al momento giusto. non si raffredda e che rimanga in buona salute.

Maurizio Landini – segretario pro tempore della CGIL – vede nel settore privato un avversario di classe interessato solo al profitto (valore che è come sterco del diavolo per il sindacalista) e al quale deve essere condotto attraverso lotte sindacali e azioni di politica pubblica e Comportamenti che servono solo agli interessi dei lavoratori: in sostanza, deve solo assumere personale a tempo indeterminato, non può licenziare, deve aumentare gli stipendi senza chiedere compensi speciali per la produttività, per abolire il concetto di merito. Quindi, una volta sopravvissuta a questa cura, l’azienda deve essere affidata alle cure del fisco. Luciano Lama ha definito questo concetto di relazioni sociali come la sindrome di Tecopa, che miglia gloriose del teatro popolare che richiedeva al nemico di stare fermo per trapassarlo.

È quindi comprensibile che la “rabbia mortale” di Landini si accenderebbe se il profitto diventasse anche “extra” perché aveva una sua visione etica dei problemi economici e sociali. Di recente il presidente della CGIL ha proposto – come soluzione ai nostri gravi problemi derivanti dalla crisi energetica – una tassa del 100% sugli extraprofitti immorali delle imprese del settore; Poi ha fatto il grande passo, inserendo banche e società farmaceutiche nella lista dei loro profitti aggiuntivi. Sappiamo da dove viene la telenovela sui profitti extra delle compagnie energetiche. Ma possiamo riassumerlo dall’autorevole Istituto Bruno Leoni: “L’imposta è stata introdotta con un’aliquota del 10 per cento dal Decreto Ucraina-bis di marzo. Durante il processo di passaggio, il tasso è stato aumentato di un fattore da due e mezzo fino a un massimo del 25 per cento senza giustificazione e senza un’analisi approfondita. Poiché la base imponibile – si legge nella nota – non è costituita dagli utili delle società energetiche, ma dalla differenza dei saldi IVA tra due periodi (ottobre 2021-aprile 2022 vs ottobre 2020-aprile 2021), il secondo dei quali coincide in buona parte con un periodo di lockdown l’impatto sui bilanci aziendali è quasi sproporzionato rispetto ai profitti effettivi e in alcuni casi potrebbe rivelarsi insostenibile».

Landini potrebbe rispondere che una parte liberale è disposta ad ascoltare i padroni. Il fatto è che alla scadenza dell’anticipo (30 giugno), il gettito fiscale era di poco superiore a 1 miliardo: una cifra ben al di sotto dei quasi 11 miliardi stimati. Gli extra profittatori si sono rifiutati di pagare? Questa è la tesi accreditata, tanto che alcuni partiti hanno minacciato denunce alla procura di Roma. Intanto ieri (31 agosto) è scaduto il termine per la penitenza per le imprese del settore energetico per non aver pagato l’anticipo sull’imposta straordinaria sull’utile straordinario. Se ne occuperà chi non l’avesse fatto con la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate, che a tal fine si mobiliteranno.

L’Istituto Bruno Leoni ricorda che il decreto Aid-bis del 9 agosto ha raddoppiato le sanzioni e ha privato i contribuenti dei consueti strumenti di adeguamento della propria situazione tributaria. È appena necessario ricordare da cosa dipendono questi profitti extra: l’inflazione e l’esplosione del prezzo del gas. Di conseguenza, le aziende hanno beneficiato di un inaspettato afflusso di ricavi e anche di guadagni relativi alle scorte di prodotti acquistati a prezzi molto inferiori. Apparentemente, la gallina ha presto smesso di deporre uova d’oro poiché queste compagnie, avendo esaurito le scorte, hanno dovuto adattarsi alle nuove, difficili condizioni. Vi è quindi un legittimo margine di verifica di quali fossero i processi effettivi. Tuttavia, vedremo i risultati se ricordiamo che l’Italia è ancora uno Stato costituzionale. In ogni caso si tratta di guadagni aggiuntivi forfettario.

Ma quali sarebbero gli extraprofitti degli istituti di credito, per fortuna? Il sospettoso Landini, a mio avviso, ha confuso la nozione di deposito con quella di vincita. Negli ultimi giorni, un’unione bancaria (Fabi) ha pubblicato un rapporto che mostra che le banche sono piene di liquidità. Le attività finanziarie degli italiani sarebbero infatti oltre 5.256 miliardi di euro (con un incremento di quasi 1.700 miliardi (+50%) negli ultimi dieci anni). Secondo il rapporto, la liquidità rimane il mezzo preferito per allocare i risparmi.

Il contante, infatti, ancora una volta “il preferito degli italiani”, sarebbe cresciuto di 509 miliardi (+45%), passando da 1.119 miliardi nel 2011 a 1.629 miliardi nel 2021, con la quota di denaro in conti correnti e depositi rimasta stabile in rialzo al 31% della massa totale. Ma queste risorse non sono i profitti delle banche, ma i risparmi degli italiani. Poiché la funzione economica delle istituzioni è quella di fornire credito, il profitto è la differenza tra i pagamenti sui depositi e gli interessi riscossi su mutui e investimenti. Se il cavallo non beve, non ingrassa nemmeno; In effetti, un grande risparmio durante il sonno è un segno negativo di fiducia del risparmiatore. Perseverando in questo errore, Landini riuscì a convincere il futuro governo a pagare una tassa straordinaria sui depositi traboccanti e indolenti (Copyright Giuliano Amato 1992).

Infine, la segreteria della Cgil si è soffermata sull’industria farmaceutica: immaginiamo che i guadagni aggiuntivi provenissero dalle campagne di vaccinazione contro il Covid 19. Ma l’affare è stato fatto da Bigpharma, che ha scoperto, prodotto e venduto i vaccini dopo aver investito ingenti risorse. L’industria – soprattutto a livello nazionale – si è limitata a seguire gli eventi. Come l’intenzione di Napoleone.

Leave a Comment