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Milan-Inter, le 5 verità: Leao un formato da campione, il mostruoso Maignan. Coinvolta la difesa di Inzaghi

Milan-InterPartita valida per la quinta giornata di Serie A 2022/23, è finì 3-2, frutto della doppietta di Leao e delle reti di Giroud, Brozovic e Dzeko. Con quel risultato i rossoneri tornano a vincere un derby che giocavano in casa dal 2016 e scavalcare i nerazzurri in classifica con la seconda sconfitta in sole cinque gare di campionato e – in attesa delle gare di Roma e Atalanta – tornano in campo primo posto con il Napoli di Spalletti. Gioco spettacolare ed emozionante che ha offerto tanti spunti. Come sempre, ne abbiamo trovate cinque da portarvi… Ecco le nostre 5 verità dal derby milanese #234.

1) Solo Milan e Inter possono mantenere questo livello di intensità

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È stato un derby bello, intenso, vivace, giocato a ritmo molto alto. La sensazione che lascia questa partita è che ad oggi solo Milan e Inter in Serie A riescono a mantenere un tale livello di intensità e atletismo. I rossoneri lo hanno fatto con molta più continuità e ragionamento, entrando finalmente in gioco subito e con un’identità di squadra precisa e incredibilmente efficace. Vittoria meritata che scalfisce la certezza di un’Inter che si aggrappa di più ai blitz in cui è stato molto presente nonostante la mezz’ora di blackout che di fatto è costata la partita. Una differenza notevole con gli altri big, che per ora ci dice che i milanesi sono ancora i più accreditati per vincere lo scudetto.

2) Fenomeno Leao, campionessa a un passo dall’Olimpo

È fastidioso pensare che il fuorigioco visto a Reggio Emilia e l’ira di Dio che ha polverizzato stasera la fascia sinistra siano ancora due anime racchiuse nello stesso giocatore. Rafael Leao è un campione con i numeri di un vero campione, volto alternativo di un calcio italiano perlopiù depresso e di scarsa qualità. Ai portoghesi manca davvero poco per raggiungere le vette del calcio internazionale: quel po’ di continuità su cui Pioli e tutto il mondo rossonero stanno lavorando, forti in una Champions League, per giocare con la voglia di essere protagonisti. Con la consapevolezza di tenere tra le mani un diamante che brilla di luce propria.

3) Maignan da un altro pianeta: il Milan è salvo

Pensiamo spesso a quale dovrebbe essere la principale qualità di un portiere moderno a livello assoluto: ha bisogno di salvare? Impostare? Sai come comunicare? Tornato a casa a Milano, sono uno dei pochi che può dire di aver riposto la mia fiducia in qualcuno che può fare tutto e di più. Maignan a volte sembra provenire da un altro pianeta. Oltre agli interventi (straordinaria la riflessione su Lautaro, clamorosa quella su Calhanoglu), sorprende la mindfulness all’interno del gioco. Soprattutto in quei momenti in cui tutti i problemi si sommano all’improvviso, sembra essere esuberante, tanto da destabilizzare a tratti i compagni. Magic Mike, invece, non può tremare: anche per questo oggi è un portiere che va oltre lo straordinario.

4) Questa Inter è fragile e sbilanciata: la difesa è coinvolta

“Concediamo gol troppo facilmente”. Le parole di Inzaghi suonano come una dolorosa ammissione di debolezza: questa Inter è fragile, forse anche insicura. L’anno scorso c’erano otto partite di fila senza subire gol, quest’anno dopo 5 giornate lo stesso numero è inciso nell’area dei gol subiti. E oltre all’equilibrio della squadra, anche le prestazioni individuali sono spaventose, puntando il dito contro i tre centrali: Skriniar è l’unico che cerca di rimanere al suo livello (senza sempre riuscire), Bastoni non al meglio e non sapere come ritrovarsi mentre De Vrij è ormai più un disastro che una risorsa. La conclusione è acuta: la difesa dell’Inter è pericolosamente impegnata. Un problema che va risolto in fretta dopo aver già subito due sconfitte dolorose contro due avversari magari non della stessa qualità ma sicuramente più convincenti dei nerazzurri.

5) Lautaro-Correa è un esperimento fallito fin dall’inizio

Viene da chiedersi perché Inzaghi ogni tanto continui a suggerire una coppia d’attacco che proprio non funziona bene. Lautaro e Correa insieme non formano un tandem efficace nelle partite di cartello, e l’illusione dell’imprevedibilità per gli avversari non basta a giustificare una decisione che ha punito ancora una volta la squadra. Un’analisi che prescinde dalla convincente prestazione in campo di Dzeko, per caratteristiche diverse da Lukaku ma con il pedigree dell’attaccante capace di fare il riferimento offensivo. Di due argentini, uno esclude attualmente l’altro: riproporli è crearsi un handicap inutile.

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