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Profitti extra sull’energia: ecco chi se lo merita davvero

Il tema di profitti aggiuntivi delle compagnie energetiche chiama il colpo in questa fase per discutere di un possibile intervento fiscale per ridistribuirlo alla collettività. In molti chiedono un aumento del prelievo una tantum deciso dal governo Draghi, già aspramente contestato dalle imprese. Il ragionamento che stanno facendo molti, in particolare a sinistra e nel Movimento Cinque Stelle, è che i profitti aziendali stanno cadendo Eni ed Enel sono “viziate” contro i costi gonfiati con cui il gas, l’elettricità e altri prodotti sono prezzati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. E che di conseguenza va presa apertamente per reperire risorse in questa difficile fase.

Per citare gli esempi relativi alle due big major, Enel ha registrato nel primo semestre 2022 un incremento delle vendite dell’85,3% rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre Eni ha chiuso un semestre molto positivo con un utile netto adjusted in crescita di è aumentato di oltre sei volte (a 7,08 miliardi di euro) rispetto al primo semestre 2021. Le grandi società energetiche, quindi il ragionamento, sono da ritenersi uscite dal mercato con questi risultati. Ma c’è un difetto nella logica che Francesco Gattei, Direttore finanziario del cane a sei zampe, evidenziato parlando con Il sole 24 ore e ha commentato l’aumento da 550 milioni a 1,4 miliardi del prelievo sugli utili straordinari di Eni. “Un supplemento di profitto è ragionevole”, ha detto, “ma abbiamo bisogno di una base imponibile trasparente, chiara e facilmente presentabile”.

Gattei ha ricordato che Eni ha ottenuto la maggior parte di questi risultati”Vendita di petrolio e gas all’estero come produttore“e scambiando gas a” prezzi largamente indicizzati al TTF “che rappresenta il principale mercato europeo, mentre in Italia Eni” ha perso 11 miliardi di euro a livello operativo in Italia dal 2014 al 2021 “principalmente per il fatto che “la raffinazione è stata in perdita” come altre industrie “come società chimiche, di estrazione di gas e di bonifica” e “se aggiungiamo oneri finanziari e cancellazioni, le perdite salgono a 20 miliardi”. 600 milioni di euro anche per perdite operative del primo semestre in Italia: Da questo punto di vista qui si capisce quanto sia scivoloso dichiarare predatorio il profitto di una major italiana, che per la maggior parte non sfonda nemmeno nel mercato nazionale e, per di più, ne rappresenta il garante gli investimenti produttivi, spesso attraverso politiche energetiche e ambientali ostili, vengono bloccati con scarsi incentivi per il mercato.

Al contrario, chi certamente l’ha fatto Ulteriore “profitto” di questa fase è lo Stato italiano. Nel primo semestre i ricavi legati agli scambi energetici sono saliti alle stelle, con un andamento che si consoliderà in autunno. E’ quanto emerge dall’analisi fiscale del Centro Studi Sindacato Nazionale Imprese per il periodo gennaio-maggio. L’ammontare del gettito IVA incassato per gli scambi interni è passato da 46.025 a 52.952 miliardi (+ 15,1%), mentre il fronte IVA per le importazioni è passato da 5.463 a 8.735 miliardi (+ 59,9%), principalmente a causa del costo dell’energia. L’accisa sui prodotti energetici sale dell’1,7%, sufficiente per spingere le entrate da 7.699 a 7.829 nonostante la moratoria di 30 centesimi al litro del governo Draghi sul carburante. Decollano invece quelle con gas naturale da combustione (+35,7%, da 1.268 a 1.721 miliardi di euro) e quelle elettriche (+20,9%, da 1.053 a 1.273 miliardi di euro).

Le tasse di registro sono aumentate di oltre un decimo (da 2.050 a 2.293 miliardi, +11,9%), mentre tutte le altre imposte indirette sono aumentate da 15.782 a 17.932 miliardi di euro (+13,6%). Il totale sono imposte indirette aumentato del 16,9% per le dinamiche legate all’energia: da 79.340 a 92.735 miliardi di euro, un aumento di 13.395 miliardi di euro dovuto al commercio interno, che è stato pagato con i fondi dei cittadini. E che rappresenta una parte cruciale della crescita del totale delle entrate tributarie del Fisco, che secondo i dati complessivi esaminati da Unimprese per i primi cinque mesi dell’anno sono aumentati di 18,5 miliardi di euro, Transizione da 170.1 i primi mesi del 2021 all’attuale 188.6.

Negli aumenti anche il effetti della vita costosa e da Frenesia dell’inflazione: +19,8% nei primi cinque mesi del 2022, in cui sono stati ricevuti fondi aggiuntivi dal fisco 10 miliardi di euro. Gli incrementi hanno compensato le flessioni negli altri settori, anche grazie a un modesto aumento delle imposte sul reddito delle persone fisiche. “Le entrate IRES, ad esempio, mostrano una diminuzione del -6,9% da 834 milioni di euro dello scorso anno a 630 milioni di euro nel 2022”, scrive Finanze qui. “E le famiglie italiane si privano sempre più di vizi e piaceri. La tassa sul consumo di tabacco è scesa del 10,6% da 4,2 miliardi di euro a 3,7 miliardi di euro, mentre i ricavi del lotto sono diminuiti del 14,9% da 3,5 miliardi a 3 miliardi».

Da questo punto di vista vi è il rischio che l’imposta sugli utili straordinari dell’energia venga anticipata come originariamente previsto aumentare questa tassa che, in mezzo all’inflazione e alla costosa crisi energetica, aggiunge una tassa problematica ai cittadini e alle imprese italiani, come la tassa statale. Reali e misurabili, da cui è necessario attingere le risorse reali volte a rilanciare strategie in grado di ridurre nei prossimi mesi i costi di sistema, le bollette e l’impatto del costo della vita per cittadini e imprese. In caso contrario, si rischia di contribuire allo sviluppo del sistema Paese. Anche in questo caso, le tasse potrebbero svolgere un ruolo cruciale.

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